88) Popper. L'induzione non esiste.
Quella di Popper  la pi dura ed efficace critica all'induzione
di tutta la storia della filosofia. Di essa diamo un esempio in
questa lettura.
K. R. Popper, Scienza e filosofia, traduzione italiana di M.
Trinchero, Einaudi, Torino, 1969, pagine 150-152 ( pagine 329-
330).

 Desidero perci dire che io non credo che esista nulla di simile
al metodo induttivo, o a un procedimento induttivo, [...].
Non faccio mai questioni di parole, e naturalmente non ho nessuna
seria obiezione contro chi voglia chiamare col nome induzione il
metodo di discussione critica. Ma in questo caso  necessario
rendersi conto che si tratta di qualcosa di molto diverso da tutto
ci che in passato  stato chiamato induzione. Infatti, si 
sempre pensato che l'induzione debba fondare una teoria, o una
generalizzazione, mentre il metodo della discussione critica non
fonda un bel niente. Il suo verdetto  sempre e invariabilmente
non provato. La miglior cosa che possa fare - e raramente la fa
-  quella di venir fuori con il verdetto che una certa teoria
sembra la migliore disponibile, cio la migliore che finora sia
stata sottoposta alla discussione, quella che sembra risolvere una
gran parte del problema che era destinata a risolvere, e che 
sopravvissuta ai controlli pi severi che siamo stati finora in
grado di escogitare. Ma naturalmente ci non fonda la verit della
teoria; cio non stabilisce che la teoria corrisponde ai fatti, o
 una descrizione adeguata della realt; tuttavia possiamo dire
che un verdetto positivo di questo genere equivale al dire che,
alla luce della discussione critica, la teoria appare come la
migliore approssimazione alla verit che si sia finora raggiunta.
In realt, l'idea di migliore approssimazione alla verit ,
allo stesso tempo, il principale modello della nostra discussione
critica e lo scopo che speriamo di raggiungere, come risultato
della discussione. Tra i nostri altri modelli ci sono il potere
esplicativo dl una teoria e la sua semplicit.
Nel passato il termine induzione  stato usato soprattutto in
due sensi. La prima  l'induzione ripetitiva (o induzione per
enumerazione), che consiste di osservazioni spesso ripetute,
osservazioni che dovrebbero fondare qualche generalizzazione della
teoria. La mancanza di validit di questo genere di ragionamento 
ovvia: nessun numero di osservazioni di cigni bianchi riesce a
stabilire che tutti i cigni sono bianchi (o che la probabilit di
trovare un cigno che non sia bianco  piccola). Allo stesso modo,
per quanti spettri di atomi d'idrogeno osserviamo non potremo mai
stabilire che tutti gli atomi d'idrogeno emettono spettri dello
stesso genere. Tuttavia considerazioni di ordine teorico possono
suggerirci quest'ultima generalizzazione, e considerazioni
teoriche ulteriori possono suggerirci di modificarla introducendo
spostamenti Doppler e spostamenti verso il rosso propri della
gravitazione einsteiniana.
Dunque l'induzione per enumerazione  fuori causa: non pu fondare
nulla.
Il secondo senso principale in cui il termine induzione  stato
usato in passato  l'induzione eliminatoria: l'induzione fondata
sul metodo dell'eliminazione o confutazione delle teorie false. A
prima vista questo tipo di induzione pu sembrare molto simile al
metodo della discussione critica che io sostengo, ma in realt 
molto diverso. Infatti Bacone e Mill, e gli altri diffusori di
questo metodo dell'induzione per eliminazione credevano che,
eliminando tutte le teorie false, si possa far valere la teoria
vera. In altre parole, non si rendevano conto che il numero delle
teorie rivali  sempre infinito, anche se, di regola, in ogni
momento particolare possiamo prendere in considerazione soltanto
un numero finito di teorie. Dico di regola, perch qualche volta
ci troviamo di fronte a un numero infinito di tali teorie: ad
esempio, qualcuno sugger di modificare la legge newtoniana
dell'attrazione secondo l'inverso dei quadrati, sostituendo al
quadrato una potenza che differisca solo di poco al numero 2.
Questa proposta equivale al suggerimento che si dovrebbe
considerare un numero infinito di correzioni, di poco differenti
tra loro, della legge di Newton.
Il fatto che per ogni problema esiste sempre un'infinit di
soluzioni logicamente possibili,  uno dei fatti decisivi di tutta
la scienza;  una delle cose che fanno della scienza un'avventura
cos eccitante. Esso infatti rende inefficaci tutti i metodi
basati sulla mera routine. Significa che, nella scienza, dobbiamo
usare l'immaginazione e idee ardite, anche se l'una e le altre
devono sempre essere temperate dalla critica e dai controlli pi
severi.
Tra l'altro, mette anche in evidenza l'errore di coloro i quali
pensano che lo scopo della scienza sia, puramente e semplicemente,
quello di stabilire correlazioni tra gli eventi osservati, o le
osservazioni (o, peggio ancora, fra i dati sensibili). In
scienza, tendiamo a molto di pi. Tendiamo a scoprire nuovi mondi
dietro il mondo dell'esperienza ordinaria, mondi come, ad esempio,
un mondo microscopico o submicroscopico; come, ad esempio, un
mondo non-euclideo, un mondo popolato di forze invisibili: forze
gravitazionali, chimiche, elettriche e nucleari, alcune delle
quali, forse, sono riducibili ad altre, mentre altre non lo sono.
Proprio la scoperta di questi nuovi mondi, di queste possibilit
che nessuno si era mai sognato, accresce di tanto il potere
liberatore della scienza. I coefficienti di correlazione sono
interessanti, non perch mettono le nostre osservazioni in
relazione fra loro ma perch, e solo quando, ci aiutano a imparare
qualcosa di pi intorno a questi mondi.
K. R. Popper, Logica della ricerca e societ aperta, Antologia a
cura di D. Antiseri, La Scuola, Brescia, 1989, pagine 33-35.
